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Moto
COM’È Bella la Gran Canyon, le scelte stilistiche del Centro Ricerche Cagiva sono davvero da elogiare. Da qualsiasi prospettiva si guardi, la nuova Cagiva sprizza grinta da tutti i pori. Slanciata, equilibrata, piace soprattutto nella zona del cupolino a forma di testa d'insetto. Tutto è ben raccordato, sella, serbatoio e fianchetti si uniscono senza soluzione di continuità. Belli anche i due terminali si scarico che riempiono con eleganza una zona solitamente desolata in questo tipo di moto. CUORE DUCATI Parte integrante di questa grintosa Cagiva, il motore. Del bicilindrico Ducati si è ormai detto di tutto. Qui è nella versione da 900 centimetri cubi con raffreddamento misto aria-olio e due valvole per cilindro. Per la Canyon, in Cagiva hanno deciso di condirlo con un impianto di iniezione elettronica Weber Marelli. Risultato: 75 cavalli alla ruota a 7500 giri ma soprattutto una regolarità di erogazione sconosciuta finora a qualsiasi motore costruito a Bologna. FUN BIKE Non è una enduro, dicevamo, anche perché capita raramente di trovare una entrofuoristrada con una ciclistica così granitica e dei freni così possenti. Il telaio in acciaio a tubi quadri è accoppiato a una poderosa forcella con steli monstre da ben 45 millimetri, il tutto per offrire una rigidezza senza confronti nella categoria. E, tanto per non smentirsi, la Gran Canyon eccelle anche nel capitolo freni. Tre disconi in acciaio, lavorati da pinze Nissin, frenano la maxi Cagiva in spazi record, a livello delle migliori sportive. Ma se non è una enduro allora che cos'è? Semplicemente una fun bike, una supermotard, una delle moto più eccitanti da guidare degli ultimi anni. Per cui non fatevi ingannare dalla linea, dalle sospensioni, dall'impostazione di guida. Con Cagiva Gran Canyon si va su strada e ci si va davvero forte. Il prezzo? E' giusto. Staccate un assegno da 15.950.000 lire e le chiavi della Gran Canyon passeranno dal cassetto del concessionario direttamente alla tasca della vostra consunta giacca da moto. COME VA Impressioni da fermo. Ma quanto pesa questa moto? Al momento di sollevarla dal cavalletto la Gran Canyon non dà proprio sensazione di gran leggerezza: i suoi 201 chilogrammi danno l'impressione di essere sistemati un po' in alto. La sella non è troppo alta, le pedane sono al punto giusto, la frizione... ci risiamo ecco la solita leva extra strong dei motori Ducati, che richiede un avambraccio da free climber per essere azionata. Per fortuna sulla Canyon la frizione almeno ci risparmia i soliti latrati dello sfregamento dei dischi, che tanto piacciono ai ducatisti più sfegatati, ma che danno l'impressione che il motore si smonti da un momento all'altro. Innestiamo la prima e via. Dimenticatevi i megamanubri della serie Elefant, quelli erano buoni per navigare nel deserto. Sulla Gran Canyon la posizione di guida è molto più raccolta, il manubrio sempre largo ma più compatto, insomma più che una enduro sembra di guidare una naked dell'ultima generazione. PREPOTENTE E il motore? Beh, quello è la vera sorpresa di questa moto, e già dando le prime sgassate in folle lascia trasparire una grinta nel prendere i giri insospettabile. Nelle prime tre marce l'accelerazione è addirittura prepotente e la cagivona schizza ai semafori come una vera streetfighter. In un lampo si è proiettati a 190 all'ora, spiaccicandosi sul serbatoio si "vedono" anche i 200. Si viaggia veloci in autostrada con Gran Canyon, la posizione è confortevole, anche per il passeggero, la stabilità al di sopra d'ogni sospetto, e si potrebbero tenere medie davvero elevate, anche con il carico delle vacanze. POCO PROTETTIVA Un vero peccato che la piastra del portapacchi sia adatta solo per piazzarci un bauletto e renda quasi impossibile la sistemazione di una semplice borsa, e che la protezione aerodinamica non sia all'altezza. Anche chi non è molto alto troverà fastidiosa la spinta del vento oltre i 160 l'ora tachimetrici e il cupolino "alto" offerto in optional non migliora le cose di molto. Anche le gambe sono troppo esposte. Il vento della corsa tende a farle allargare e dopo un po' ci si ritrova con i muscoli indolenziti. CICLISTICA DA SPORTIVA Fuori dall'autostrada invece è tutta un piacere. Per la prova abbiamo portato Gran Canyon su una nota strada da smanettoni (ogni provincia ne ha almeno una). Tra curve, controcurve e tornanti ecco spuntare il carattere esaltante di questa moto. Il tiro del motore porta fuori dalle curve con una velocità impressionante. Inutile tirare troppo le marce, il pompone strappa le braccia già dai bassi regimi e dà il meglio di sé tra i 5000 e gli 8000 giri, dopo la potenza scema un po' ma in questo range di utilizzo c'è davvero di che divertirsi. E' comunque la ciclistica a sorprendere davvero. Forcella granitica e grandi freni, ottimo il grip delle MT 80 RS, gomme intermedie, molto poco intermedie, molto, molto stradali. SEMPRE ALL'ALTEZZA Il ritmo sale, la confidenza tra moto e pilota pure, la staccata è sempre più tirata fin dentro la curva, il gas si apre sempre prima, la gomma che riveste le pedane arriva ad accarezzare l'asfalto, telaio e sospensioni però non vanno mai in affanno. Addirittura dopo un po' di salita si vorrebbe, qualche cavallo e un po' di allungo in più. Insomma con una ciclistica del genere, e un bel misto a portata di mano, i 75 cavalli della Gran Canyon sembrano addirittura pochi. In una fantasia da motociclista avido, verrebbe da pensare di cosa sarebbe capace questa moto con pneumatici sportivi e magari il motore di una 748. Costruttori di special, siete avvisati… |
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