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Moto

Kawasaki
ZX-12R

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Ci risiamo, appena ripresi dall’emozione dei 325 all’ora toccati in sella alla Suzuki Hayabusa, siamo di nuovo su un sellino rovente, quello della ZX-12R, rilancio Kawasaki alla sfida dei 300 orari lanciata da Honda con la CBR 1100XX. Unica, per ora, a non raccogliere la provocazione è Yamaha. Dopo Honda e Suzuki, Kawasaki punta al rialzo con la nuova quattro cilindri ipervitaminizzata che ha tutte le carte in regola per primeggiare, se non in velocità pura (ma che differenza fa tra 305 e 306?), almeno in tecnologia.

Lunedí, 10 Luglio 2000

Stefano Cordara

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COM’È Poteva restare fuori la casa di Akashi dalla sfida dei 300? certo che no. Le Kawasaki sono da sempre le moto più veloci, ricordate la ZZR 1100? Con i suoi 285 orari ha fatto scalpore, oggi fa sorridere, al massimo è una turistica un po’ veloce. E ora, ecco la nuova bomba verdona. 

BELLA E PENETRANTE L’occhio corre subito ad analizzare la linea che di sicuro piace soprattutto perché è equilibrata. Nonostante gli attenti studi aerodinamici per forare l’aria la Kawa resta una moto bella da guardare che non ha rinunciato a una linea sportiva. Soprattutto la parte posteriore riesce ad essere ancora abbastanza snella anche se il monumentale silenziatore è piuttosto ingombrante.

BOCCA LARGA Brutti, ma evidentemente efficaci i due specchietti retrovisori che vantano una buona stabilità d’immagine anche alle alte velocità. Davvero Inquietante il frontale con i due grandi fari a occhio di insetto che sovrastano… e quello cos’è un forno? Le incredibili dimensioni della presa d’aria dinamica, pronta ad ingoiare metri cubi d’aria e anche qualche chilo di moscerini colpisce più di ogni altra cosa.

AERONAUTICA Per il resto, pochi i buchi nella carena volutamente lasciata più liscia possibile per non disturbare l’aerodinamica. Ci sono anche due piccole pinne ai lati, simili a quelle della Yamaha GP dello scorso anno. Pare servano a separare il flusso turbolento proveniente dalla ruota anteriore da quello lineare che scorre sulla carena. Del resto l’esperienza di famiglia in fatto di aerei la dice lunga sugli studi cui è stata sottoposta la maxi Kawa.

TELAIO HI-TECH Nulla insomma è stato lasciato al caso. Il telaio è il pezzo forte di questa moto. Nessun compromesso: la rigidità necessaria a controllare i 178 (!?!) cavalli dichiarati è stata ottenuta utilizzando una struttura mai vista prima su una moto di serie. Una monoscocca di alluminio unisce il cannotto di sterzo al perno del forcellone passando sopra i cilindri ed occupando così il posto di solito riservato alla cassa filtro e al serbatoio. Già che c’erano gli ingegneri giapponesi hanno utilizzato proprio questa struttura per ospitare l’air box. Il serbatoio è finito più indietro, sotto la sella a tutto vantaggio dell’abbassamento del baricentro.

MOTORE INEDITO Se la ciclistica è assolutamente anticonvenzionale il motore è invece un esempio di massima razionalizzazione di quanto già conosciuto. Il quattro in linea però non deriva da nessuna serie precedente, non è insomma una rivisitazione del 1100 e nemmeno un 900 "gonfiato". Ad Akashi hanno fatto le cose per bene realizzando praticamente ex novo il loro motore da record.

ARIA PURA Non poteva mancare naturalmente una raffinata gestione elettronica per iniezione e accensione a garanzia di prestazioni superiori ma anche necessaria per rientrare nelle sempre più severe norme antinquinamento. Banditi i carburatori quindi, al loro posto si piazza una bella batteria di corpi farfallati da 46 millimetri che buttano aria e benzina ai pistoni da 83. Aria pulita dicevamo, la ZX-12 utilizza infatti anche un catalizzatore inserito nel poderoso scarico in titanio una vera finezza da corsa, peccato per quelle dimensioni… Il tutto per offrire 178 cavalli, (circa 156 alla ruota, uno in più dell’Hayabusa n.d.r.) e una prorompente coppia di oltre 11 chilogrammetri ottenuti a 8.000 giri.

FORCELLONE SMILZO Tra tanta abbondanza solo una cosa sembra scarna, il forcellone posteriore a sezione pentagonale, rinuncia a qualsiasi capriata di rinforzo, a guardarlo fa quasi tenerezza, soprattutto in rapporto alla dimensione esagerata del pneumatico posteriore un "200" montato su cerchio da sei pollici che stabilisce probabilmente un record in quanto a sezione.

IL PREZZO Ah, dimenticavo… il listino della Kawa ZX-12 parla di cifre elevate ma non impossibili 26 milioni e 630 mila lire non sono poi una pazzia per una moto altamente tecnologica come la ZX-12.

COME VA Grossa, ma non ingombrante. La ZX-12 va presa con il dovuto rispetto, soprattutto per chi non è di gamba lunga. La sella è relativamente alta da terra e il peso non è proprio da mannequin: la bilancia sfiora i 240 chili. Sarà per il peso, per le dimensioni, per il fondoscala a 340 ma il senso di inquietudine si impossessa di chiunque salga su una moto del genere.

LANCETTE IRREQUIETE Se poi la si mette in moto scatta il gasamento. Appena si gira la chiave la danza delle lancette attira l’attenzione sul cruscotto, mix tra antico e moderno. Contagiri e contachilometri sono della vecchia scuola analogica (non c’è maggior libidine del vedere una lancetta che sale) a destra, invece, c’è un piccolo quadrante digitale che indica livello di carburante, temperatura liquido, ora e totalizzatore dei chilometri.

VOCE ROCA Non c’è tempo per le distrazioni, la voce roca del quattro in linea ci dice che è ora di andare. Il silenziatore soffoca a fatica la grinta del 1200 giapponese e ci chiediamo cosa potrebbe mai uscire da un silenziatore aperto. Come sempre accade su queste moto la timidezza iniziale lascia spazio alla sorpresa. Il feeling con la ZX-12 non è immediato come con la CBR 1100 XX, la ZX è una moto che richiede maggior studio, maggiore apprendimento ma in movimento la maxi di Akashi sembra perdere parte del suo peso.

AGILE, LA CICCIONA La maneggevolezza resta dunque ad ottimi livelli soprattutto in rapporto al peso. Merito soprattutto della geometria dello sterzo e dei 1440 millimetri di interasse, quote da considerarsi agili per una moto da oltre 300 orari. Un vantaggio lo da anche il manubrio, abbastanza largo.

SPORTIVI MA COMODI La posizione in sella è sportiva ma non esasperata lo spazio a disposizione è abbondante e ci mancherebbe viste le dimensioni. La soluzione del telaio monoscocca non ha aiutato nel contenimento degli ingombri laterali. Anche se non è abbracciato dal telaio il quattro cilindri Kawa resta comunque un bel po’ largo. Siamo insomma al cospetto di una vera maxi che comunque si lascia ben guidare.

CAVALLI SUDATI L’assetto è rigido, e lascia poco spazio al comfort e a proposito di comfort va segnalata anche la consistente dose di calore che investe le gambe del pilota evidente soprattutto quando si marcia in città, ma non solo. I 178 cavalli insomma sudano e non poco, il quattro cilindri scalda parecchio, e non occorre fermarsi troppo spesso per far andare "in ventola" il motore ed essere investiti da un vento torrido decisamente poco piacevole.

OSPITE OPTIONAL Anche il passeggero è poco considerato: alto, appollaiato e senza nemmeno un appiglio cui aggrapparsi, il secondo vive male su questa maxi anche un trasferimento breve, soprattutto se chi ha davanti si lascia prendere da facili entusiasmi ed esagera con il gas. Meglio quindi lasciare al suo posto il guscio che ricopre il sellino posteriore e gustarsi la ZX-12 nella guida assolo, sicuramente la più gratificante per questo tipo di moto.

MEGLIO AGLI ALTI L’erogazione è quella tipica di un motore sportivo, non manca certo di potenza e coppia il milledue Kawa ma rispetto ad altre realizzazioni concorrenti il quattro cilindri di Akashi è un po’ più spento ai regimi inferiori. Non sorridete, stiamo sempre parlando di una moto esagerata per prestazioni ma rispetto alle concorrenti l’erogazione è completamente diversa. La ZX-12 parte sorniona e fino agli ottomila la spinta è vigorosa ma non esagerata.

RAPPORTI LUNGHI La grinta del motore viene anche in parte smorzata dalla rapportatura lunga (in prima si arriva a 140, in seconda si sfiorano i 200), così si stempera un po’ la tensione e ci si gusta la moto a regimi da perfetto turista, certi che in qualsiasi marcia l’abbondante coppia trarrà comunque d’impaccio.

APRI-CHIUDI VIOLENTO Peccato per quella piccola incertezza nell’apri-chiudi. L’erogazione viene sporcata da un passaggio non pulitissimo quando si va a riprendere il gas in uscita da una curva, la potenza arriva bruscamente, un fastidio più che altro quando si guida piano che può diventare un problema quando si viaggia nella zona alta del contagiri.

VOLARE OH OH E’ qui che la ZX-12 da il meglio di se, impossibile pensare di sfruttare tutta la sua potenza su strada aperta. Quando la lancetta supera quota 8.000 si comincia a volare, nel vero senso della parola. In prima l’avantreno si stacca deciso dal suolo e i malati del wheeling ad ogni costo avranno di che divertirsi, poggiando la ruota anteriore solo a velocità da ritiro patente.

OKKIO AL TACHIMETRO Le lancette si muovono in modo esponenziale, in un attimo si raggiungono velocità da capogiro e anche quando non si esagera con il gas si va sempre fortissimo, guidare ad orecchio è praticamente impossibile, poiché in sesta a ottomila giri, ne mancano altri 3500 al rosso, si viaggia già quasi a 240 orari.

BOLLA D’ARIA E il bello è che, nonostante la sua indole sia indubbiamente sportiva, la maxi Kawa offre una protezione aerodinamica eccezionale. Anche quando si viaggia a ritmi da TGV la spinta dell’aria non è mai irresistibile, è sufficiente accucciarsi un poco per far rientrare anche le spalle nella "bolla" di aria calma creata dal plexiglass. Un vero toccasana per i veloci trasferimenti autostradali, anche se solo in Germania si può apprezzare tanto Ben di Dio.

FRENI COMPETITION Ultimo capitolo quello dei freni. Anche qui la Kawa si distingue per la scelta di una terna di impostazione smaccatamente corsaiola ai due mega dischi anteriori da 320 millimetri, frenati da pinze a sei pistoncini, si contrappone un piccolo disco da 230 millimetri, che ha solo funzione di rallentamento e di stabilizzazione della moto nelle staccate più violente. Il comportamento in frenata della ZX-12 è buono la coppia anteriore ha potenza più che sufficiente a raffreddare i bollenti spiriti della maxi KawasakiMa i nostri, chi li raffredda?


  
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