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Moto
COME E' La nuova verdona di Akashi è leggera, velocissima, ha un motore capace di 143 cavalli e di un tiro esagerato. Una supersportiva DOC insomma, ma anche una moto comoda per il pilota e, pensate, quasi quasi anche per il passeggero.Acquattata sul cavalletto laterale la ZX9-R lascia trasparire grande dinamismo. Bella. Nel classico colore verde mela (ma c'è anche un elegante blu metallizzato) non è disturbata da alcun fregio grafico, per far meglio apprezzare la pulizia della linea. Ma l'aggressività non manca. Il frontale con il grosso faro a mezzaluna sembra la bocca di uno squalo pronto ad aggredire la preda; il codino, esile e sfuggente, è quasi in contrasto con la parte anteriore, piuttosto imponente. Solo il serbatoio dà l'impressione di essere un po' "ciccione". CURATA NEL DETTAGLIO Le finiture, come tradizione Kawasaki, sono di alto livello. Non sarà una racing replica, è vero, ma la ZX-9R è l'apoteosi dei materiali pregiati. Alluminio (immancabile) per telaio cerchi e forcellone; magnesio per coperchi punterie e carter motore; addirittura titanio per l'impianto di scarico. E ora vogliamo vedere chi avrà il coraggio di sostituire il silenziatore di serie con uno in "volgare" carbonio. Tra tutto questo ben di dio un appunto per la parte bassa della carena, in semplice plastica grigia non verniciata, che stona un po' con il resto della moto. TUTTO NUOVO ANCHE IL MOTORE Compatto e leggero come quello di una 600, potente come un mille, il quattro in linea della 900 Kawasaki ha ricevuto una consistente iniezione di cavalli, che lo portano ad essere in assoluto il più prestazionale della categoria. Non che la vecchia versione mancasse di grinta, ma la ZX-9 è sempre stata una moto molto potente ma anche troppo grossa e pesante per essere guidata al meglio. E allora, per rendere più appagante la guida, i tecnici Kawasaki l'hanno messa a dieta, e che dieta: 183 chilogrammi a secco, questo il peso della ZX-9R edizione 1998, ora "magra" quanto basta per trasformarsi da impacciato mastodonte ad agile felino. Insomma della vecchia 900 Kawa è rimasto praticamente solo il nome. Nemmeno il prezzo, nemmeno quello, è uscito indenne dalla cura dimagrante: 22.130.000 lire. La nuova ZX-9, con tutti i suoi cavalli, tutte le sue leghe preziose costa un bel po' meno del vecchio modello, scusate se è poco... IN SELLA Non è una moto compattissima. L'abitabilità è ottima e, una volta saliti a bordo, il serbatoio conferma al tatto la poca snellezza data dall'impatto visivo. In mezzo alle gambe si ha insomma una bella sensazione di "pieno". Ma la prima impressione è soprattutto quella di salire su una supersport davvero comoda. I manubri non sono poi così in basso, le ginocchia tutt'altro che in bocca, il cupolino non è un semplice accessorio estetico ma promette una discreta protezione. Un occhiata alla strumentazione: solita razionalità giapponese, due strumenti analogico-digitali e una manciata di spie racchiuse in una cornice di alluminio molto elegante. Sorprende un po', in senso positivo, la presenza dell'orologio, un accessorio apparentemente inutile ma davvero molto comodo anche se si guida una sportiva. Il motore conferma la sua tempra già all'avviamento. SUPERSPORT MA COMODA Aspirazione e scarico si fanno sentire, la frizione è un burro, il cambio solo un lontano parente di quello ostico della precedente versione. Innestiamo la prima e siamo pronti a partire. Sorpresa. I motori Kawasaki delle vecchie generazioni vuoti in basso e esuberanti agli alti regimi sono solo un lontano ricordo. Già da 2000 giri la spinta di questo quattro in linea è impressionante. Sensibilissima ad ogni rotazione del gas, Kawasaki ZX-9R è pronta a schizzare in accelerazioni mozzafiato, qualsiasi sia il rapporto inserito. Comoda. La posizione di guida di questa supersport non presta il fianco ad alcuna critica e la protezione aerodinamica è degna di tale nome, insomma a bordo della supersport di Akashi la parola comfort non è affatto sconosciuta. Guidatela per un po' nel traffico, o sui percorsi extraubani e scoprirete una sport-touring perfetta. SFIORA I 300 Con un motore così pieno e disponibile, quasi quasi, verrebbe voglia di montare valigie e borsa da serbatoio e di partire per un viaggio. Difficile, per non dire impossibile, sfruttare a fondo il suo tremendo potenziale su una strada aperta al traffico. Il tiro è così consistente che anche senza superare mai i 7000 giri ci sarebbe abbastanza "birra" da accontentare chiunque. Peccato però che poi ci sia la seconda parte del contagiri. Presa un po' di confidenza cominciamo ad osare di più con il polso destro. Oltre gli ottomila il motore spinge come un forsennato, il tachimetro sale in modo vertiginoso, 200, 230, 265; poi si inserisce la sesta... Kawasaki non dichiara la velocità massima, forse per pudore, comunque non fa molta differenza, avendo spazio a sufficienza, si può provare il brivido di vedere la lancetta oltre i 290 indicati. 280 all'ora o giù di li questa la velocità effettiva di cui è capace la 900 di Akashi. Abbiamo portato la ZX-9 in pista, per scoprire che la 900 Kawasaki non è solo un motore portentoso. PER PENNELATORI Attorno al quattro cilindri gli ingegneri giapponesi hanno costruito una moto quasi perfetta. Curve, varianti, esse veloci, con una ciclistica del genere è facile guidare forte come non mai. Granitica sui curvoni veloci senza essere troppo legnosa nei repentini cambi di direzione, come lo erano le vecchie Kawasaki. Questo il segreto della ZX9-R. Non ha l'interasse esagerato della Yamaha R1, non è altrettanto compatta e fulminea, ma la sua stabilità, contrariamente alla rivale, non si discute. Le curve vengono pennellate con una precisione incredibile, e il motore spinge, spinge davvero forte. Ogni volta che si apre il gas, il pensiero vola alla povera gomma posteriore: la Battlax BT 56 ce la mette davvero tutta per domare i 143 cavalli della ZX-9, ma dopo pochi giri di pista deve cedere. Segno dell'inevitabile resa le coregrafiche virgole sull'asfalto, lasciate ad ogni uscita di curva e le scariche di adrenalina nelle vene del pilota. Gasante come non mai questa ZX-9R. Forse ha fatto meno scalpore della sua più accesa rivale, la Yamaha R1, ma le è alla pari quasi in tutto, la supera in velocità di punta ma soprattutto è molto più comoda. La sfida è lanciata. |
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