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Aprilia RST Futura 1000

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Debutto importante in casa Aprilia che con la Futura si butta in un segmento molto difficile. La sport Touring di Noale gioca la carta delle prestazioni sfoggiando il motore più potente della categoria, ma senza rinunciare al comfort.

Martedí, 06 Febbraio 2001

Valerio Boni

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LA NOVITA’ Con la RST 1000 Futura Aprilia si inserisce in un segmento che fino a oggi ha avuto per riferimento modelli come la Honda VFR e la BMW R 1100 S. E lo fa seguendo una filosofia particolare, quella di offrire una moto destinata a balzare ai vertici della categoria in tema di prestazioni. La sfida con le concorrenti dirette inizierà a fine febbraio, quando questa Aprilia sarà commercializzata al prezzo di 22.650.000 lire franco concessionario.

LINEE CURVE ADDIO La Futura rivoluziona molti dei concetti fino a oggi comuni alle turistiche ad alte prestazioni, a cominciare dal design. Se la RSV è stata giudicata esteticamente poco personale, questa nuova proposta non corre certo il rischio di risultare banale. Il suo stile è decisamente controtendenza, costruito con spigoli e linee tese in ogni dettaglio, al punto che è praticamente impossibile trovare un profilo curvo oltre a quello delle ruote. In questo modo la RST Futura diventa immediatamente riconoscibile e non si corre il rischio di confonderla con un’altra moto.

CAVALLI DI RAZZA Ma l’originalità stilistica non basta, nelle intenzioni di chi ha l’ha progettata non è difficile scoprire la voglia di realizzare un prodotto destinato a distinguersi anche nella guida. Vista la vocazione della Casa italiana verso le moto sportive, anche la Futura beneficia dell'esperienza che Aprilia ha maturato nelle competizioni, offrendo il motore più potente della categoria. Nei suoi due cilindri sono racchiusi 113 cavalli (83 kW) e 96 Nm, ce n'è d'avanzo per togliersi più di un prurito sportivo.

QUALCHE MODIFICA Da una moto del genere ci si aspetta una velocità nell’ordine dei 250 km/h, ma anche un comportamento più dolce ed equilibrato rispetto a quello di un modello destinato quasi unicamente alle piste. Era quindi impossibile trapiantare il motore della RSV sulla Futura senza alcuna modifica. Nella guida su strada si apprezza un'erogazione più morbida e il nuovo impianto di iniezione elettronica (diversi i corpi farfallati e la mappatura) ha proprio questo scopo. In più sono stati montati un alternatore e un volano più pesanti, oltre a una frizione resa più dolce nell’azione. Sono invece rimaste inalterate alcune soluzioni che possono portare vantaggi anche nell'uso turistico, come il doppio albero antivibrazione, l’accensione con due candele per cilindro e la lubrificazione a carter secco.

CAMBIANO LE QUOTE Nonostante sia apparentemente identico a quello della sportiva di famiglia anche il telaio è stato riprogettato per adeguare il suo comportamento al differente tipo di impiego. Il disegno e i materiali impiegati per la struttura centrale sono inalterati, mentre cambiano il cannotto di sterzo, più lungo, la base dello sterzo e gli attacchi del motore. Il risultato sono quote più adatte a un impiego stradale e alla guida in coppia, l'interasse si allunga (1435 mm) e cambia la ripartizione (49 per cento all’avantreno e 51 retrotreno).

RETROTRENO DA CORSA Non manca comunque un tocco racing dato dal bel forcellone monobraccio in lega di alluminio. La ruota posteriore è fissata con un unico dado in ergal e può essere sostituita in pochi secondi. Tutto ciò non è stato chiaramente dettato dalla volontà di partecipare a improbabili competizioni di endurance, ma ha lo scopo di mantenere il più stretta possibile la coda della moto e favorire in questo modo un più pratico alloggiamento delle borse, che saranno disponibili dal mese di aprile al prezzo di circa 900 mila lire la coppia. Un secondo elemento importante, che consente di avere "un vitino da vespa" (non nel senso dello scooter), è il silenziatore di scarico sotto la sella, che evita ogni intralcio all'installazione delle motovalige.

MI REGOLO TUTTA Rispetto alla RSV il telaietto reggisella è in acciaio e non in lega leggera, una scelta penalizzante per il peso ma dettata dalla necessità di ottenere un supporto sufficientemente solido quando si guida a pieno carico. Diverse sono anche le sospensioni, lievemente semplificate, comunque ampiamente regolabili in estensione e nel precarico. Per rendere più agevole l’operazione, la manopola per la regolazione del "mono" posteriore è posta in posizione facilmente raggiungibile ed è dotata di "click", così da essere azionabile senza difficoltà anche da chi non ha una grande esperienza di messa a punto.


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