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Kawasaki ZRX 1200S

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La nuda Kawa segue la moda e si mette un vestitino. Sembra la solita 1100 con in più la carena, invece la ZRX è cambiata più di quel che si pensi. Così abbigliata cambia carattere e si propone come moto allround. Con tanta forza in più.

Martedí, 13 Marzo 2001

Stefano Cordara

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COM’È Intermot di Monaco, settembre 2000. Qualcuno dopo aver visitato lo stand Kawasaki ha il muso lungo. Chi si attendeva una supernaked con il motore della ZX-12, annunciata con alcuni disegni dalle riviste specializzate, è rimasto deluso. Abbagliata dalla cascata di novità della concorrenza la ZRX 1200 (proposta in tre versioni standard "R" con cupolino ed "S" con semicarena) sembrava quasi passare in secondo piano. Pochi, pochissimi cambiamenti estetici lasciavano trasparire il "solito" restyling, con allegata crescita di cilindrata. Tutto sbagliato.

CAMBIA LA FILOSOFIA C'era una volta una moto nuda... poi si è vestita, e contrariamente a ciò che accade con le donne sono stati tutti molto più contenti. Una storia a lieto fine quella della Kawasaki ZRX, naked tutta muscoli che con la neonata versione "S" trova una nuova collocazione di mercato.
Ci era piaciuta la 1100 tutta nuda, provata addirittura in viaggio, ci piace ancora di più la nuova 1200 che con quel cupolino (ma è quasi una semicarena) è riuscita a riattualizzare non poco l'estetica, facendo di colpo sembrare la naked una moto… spoglia.

DIVERSA SOTTO In effetti dire che la ZRX 1200S sia una moto completamente nuova sarebbe una bugia, ma è altrettanto vero che dire che questa moto è una "semplice" ZRX 1100 gonfiata e con cupolino è quantomeno sbagliato. La 1200S è diversa, e non solo per quel cupolino in tre pezzi che va a vestirla parzialmente: è diversa soprattutto là dove l'occhio non arriva.

CATTIVA PER PROTEGGERE Cominciamo dall’estetica. Le linee squadrate e muscolose della nuda Kawasaki trovano degna appendice nel cupolino che riprende l'andamento spigoloso del serbatoio. La parte più bella è senza dubbio quella anteriore con l’aggrottato doppio faro, che trasuda cattiveria da ogni lampadina. Vista di profilo la ZRX ci guadagna in equilibrio, personalmente ci piace di più. Tra l’altro il cupolino ha il pregio di essere realmente efficace, il plexiglas si allarga in alto a proteggere anche le spalle del pilota, almeno fino a quando questo non supera il metro e 75.
Poche le differenze nell’avantreno, dove troviamo ancora la forcella pluriregolabile da 43 mm e dove spicca ancora il rassicurante impianto frenante a sei pistoncini con dischi da 310 mm.

RETROTECH L’occhio poi corre e si ferma nella parte posteriore dove spicca il nuovo terminale di scarico in acciaio inox (così come tutto l’impianto), molto rialzato a promettere pieghe da sportiva vera, ma soprattutto il rinnovato forcellone con la ormai classica (per la ZRX) capriata di rinforzo… inferiore. In apparenza uguale al precedente, questo bel pezzo d’alluminio è in realtà più robusto e lungo. Inoltre, l’attacco al telaio si è abbassato di 5 mm. Un'inezia? Forse, ma per i tecnici Kawasaki sufficiente a migliorare il comportamento della sospensione posteriore e a ridurre il gioco della catena nelle accelerazioni più furibonde.
Il risultato degli interventi sulla ciclistica della ZRX è un’interasse più lungo di 15 mm rispetto alla 1100 (ora 1465 mm), ma con un’avancorsa ridotta, anche se di poco (è diminuito di 2 mm l’avanzamento delle piastre della forcella). Tutto per ottenere, con successo dobbiamo dire, una moto più caricata sull’avantreno e globalmente più neutra nel funzionamento. Ereditata dalla 1100 anche la coppia di ammortizzatori posteriori Kayaba, regolabili nel precarico e nel freno in estensione. Unitamente al forcellone contribuiscono a dare alla parte posteriore della moto un aspetto Hi-retròtech…

PEZZI CHE CONTANO Le novità più importanti stanno in ogni caso tutte nel motore. Incastonato nel telaio a doppia culla d’acciaio (ora più robusto nella zona del cannotto di sterzo) il quattro cilindri Kawa ha visto lievitare la cilindrata fino a 1164 cc (cresciuti sia l’alesaggio sia la corsa); il blocco cilindri, interamente in alluminio, è più leggero di 1kg, poi ci sono nuovi pistoni (ovviamente), nuovi alberi a camme, nuove bielle, un nuovo albero motore e i carter in alluminio che simulano, nel colore, il bronzo del magnesio.

PIÙ TONICA Ritocchi (carter a parte, ovviamente) che hanno avuto un effetto corroborante nei confronti delle prestazioni, che sulla ZRX1200S subiscono un bell’impulso. La potenza sale da 106 a 122,4 cavalli a 8500 giri e la coppia balza a da 9,8 a 11,2 Kgm a 7000 giri. Un risultato che gli ingegneri Kawasaki non hanno fatto troppa fatica a conseguire, visto che il "padre" di questo motore è il 1100 della ZZ-R da 151 cavalli…
Per sopportare meglio l’aumentata potenza, la 1200 si appoggia su spalle più larghe: il cerchio posteriore cresciuto di sezione da 5 a 5,5 pollici calza ora un pneumatico da 180/55 arrivato a sostituire il 170/60 della 1100.

BUONA PER TUTTO Non più solo macho bike tutta "penne e burnout", ma anche forzuta moto stradale che ama la guida veloce e, perché no, anche il turismo. Con la "S", unica tra le ZRX 1200 ad essere importata quest’anno nel nostro paese (la nuda resta quindi con motore 1100), la ZRX allarga la fascia di potenziale clientela. La piccola carena è sufficiente per invogliare a viaggiare, il motore a tutta coppia conquista sia quando si guida in relax, sia quando si dà fondo alla manetta del gas. Tutto per 19.780.000 lire, una cifra che porta la ZRX ad essere uno dei modelli meno costosi nella categoria delle maxi naked semisvestite.


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