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Moto Notizie correlate COM’È Se c’è una Casa che crede fino in fondo nel filone delle naked questa è senza dubbio Suzuki. Nel suo listino le moto svestite, o quasi, occupano una parte importante, con una lista di addirittura sei modelli. Ci sono le classiche GSX 750 e 1200 tonde e paciose, le sportive Bandit 600 e 1200 disponibili anche con semicarenatura, e poi ci sono le due SV 650, grintose bicilindriche dallo sguardo ammaliante. SOLO PER LEI Contrariamente a quello che accade con le sorellone a quattro cilindri, la SV non è un progetto nato riutillizzando motori già esistenti ma è stata creata totalmente ex novo, cosa che non le ha impedito di spuntare un prezzo di assoluto interesse. BICILINDRICO AI VERTICI Non c’è dubbio, la Suzuki i bicilindrici li sa fare bene. Il 650 della SV è un piccolo concentrato di tecnologia, ben fatto al punto da essere molto ambito sul mercato dei propulsori (equipaggia con successo anche le "Raptorine Cagiva"). Compatto nelle dimensioni, ben rifinito, sofisticato quanto basta, il V twin ha un angolo tra i cilindri di 90°, cosa che lo avvicina ad una nota realizzazione bolognese. In più però offre il raffreddamento a liquido e la distribuzione a quattro valvole, tutto per mettere a terra una settantina di cavalli di quelli buoni. Un cuore generoso, quindi, che sulla SV è supportato da una spina dorsale adeguata alla sua grinta. LEGA LEGGERA Mentre quasi tutte le naked si affidano ai telai d’acciaio la SV, invece, ostenta orgogliosa un bel traliccio di alluminio che le dona quel tocco tecnologico e sportivo che non guasta mai. La preziosa lega è utilizzata in modo massiccio anche per forcellone, pedane, supporti pedane passeggero, comandi a pedale. Insomma, chi guardando il prezzo pensa che sulla SV si sia andati al risparmio si sbaglia di grosso. LOOK SPORTIVO Una naked sportiva? Così sembra, almeno a guardare la SV nei suoi particolari. Oltre al telaio d’alluminio, al pepato bicilindrico e ai freni quasi racing, la SV sfoggia anche un bel paio di cerchi a tre razze cave dal canale largo, calzati da pneumatici ribassati. L’anteriore, in particolare è un 120/60 che fa la sua scena. A dare un impatto "sporty" contribuisce anche la sella, divisa in due parti proprio come sulle supersportive DOC. STRUMENTO POSTICCIO Dove in Suzuki non hanno certo esagerato è nella strumentazione. Il cruscotto della SV ha un non so che di posticcio. In posizione centrale troneggia il tachimetro/contachilometri corredato di quattro spie (riserva benzina, indicatori di direzione, abbaglianti). Il contagiri è invece applicato "a parte", come se si fosse deciso di installarlo in un secondo tempo. Tutto è sott’occhio, tutto è funzionale, ma l’impatto estetico non è il massimo. Manca anche il termometro del liquido di raffreddamento, sostituito da un led racchiuso all’interno dello strumento principale (un altro led per la pressione dell’olio è all’interno del contachilometri). L’IMMAGINE È TUTTO È questo, a parer nostro, l’unico peccatuccio estetico della SV, una moto che in un mondo in cui l’immagine è tutto fa di sicuro la sua scena, dimostrando come in fondo basti poco per offrire un prodotto validissimo e anche attraente. Le sovrastrutture sono ridotte ai minimi termini. Un compatto serbatoio (ci stanno 16 litri di verde) praticamente appoggiato sopra il telaio e un risicato codino. Tutto qui, ma tutto bello. In fondo la bellezza della SV sta proprio nell’ostentazione della sua nudità.
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