|
Moto Notizie correlate COM’È Non si può dire che il marchio Sachs non appartenga alla storia del motociclismo: legato soprattutto alla produzione di motori a due tempi, il marchio potrà far venire qualche lacrimuccia agli enduristi, o meglio, ai regolaristi (allora si diceva così) con la testa spruzzata di bianco. Ultimamente però la Sachs si era completamente dimenticata delle moto, dedicandosi più che altro alla produzione di biciclette, commercializzate con il marchio Hercules, e alla distribuzione di scooter giapponesi e non. AMMIRAGLIA A DUE CILINDRI Basta. Era tempo che Sachs tornasse tra le moto vere, settore in cui nel 1974 fece molto scalpore avendo presentato per prima una motocicletta con motore Wankel. Il rientro sul mercato la Sachs lo fa non con un modello ma con una intera gamma di moto (distribuita in Italia dalla rete Sidauto-Iplus) che ha come ammiraglia la Roadster 800. I motori questa volta però vengono dal Giappone, e a fornirli è il supermercato Suzuki, che ben volentieri cede le proprie unità propulsive ai costruttori europei (tra gli altri, in Italia fornisce la Cagiva). MOTORE EX CUSTOM Quello della Roadster 800 è ben noto ai customisti Suzuki: si tratta, infatti, dello stesso motore che ha equipaggiato la Intruder e la Marauder, un bicilindrico a V di 45 gradi con quattro valvole per cilindro che in questa versione utilizza una pulita trasmissione a cardano. Nella scuderia della Roadster 800 ci stanno 58 cavalli, non moltissimi per la verità, ma una potenza in ogni caso più che adeguata all’utilizzo di questa moto. Ma da apprezzare è soprattutto la coppia consistente (71 Nm) erogata a soli 4000 giri, che fa della Roadster un bel trattorino dal tiro sempre corposo. Per soddisfare la voglia di moto "grossa" dei neopatentati, la Roadster esiste anche in versione depotenziata a 34 cavalli. GERMAN CLASSIC La Roadster 800 è una moto classica, nel senso più puro del termine. Classico è il motore a V, classico il telaio a doppia culla d’acciaio, classica la scelta del doppio ammortizzatore posteriore e dei cerchi a raggi. C’è tanto ferro a bordo, ma ci sono anche concessioni alla sportività. L’avantreno sembra infatti strappato direttamente da una… "mostruosa" naked sportiva italiana. Spiccano i due pali dorati della forcella a steli rovesciati, chiamata a tenere a bada l’esuberanza di un impianto frenante che promette scintille. FRENI DA SPORTIVA Il doppio disco da 320 mm e le rubizze pinze a quattro pistoncini sono pronte a stracciare l’asfalto, in completa antitesi con il modesto tamburo posteriore da 180 mm che, con tutto quel po’ po’ d’impianto frenante anteriore, sembra esserci solo per fare presenza. Nel capitolo sportività rientrano in anche i canali dei cerchi, davvero larghi, soprattutto di quello anteriore, che sembra più adatto ad una supersportiva che ad una tranquilla stradale. CROMATA, ANCHE TROPPO Un impatto estetico notevole dunque quello della zona anteriore, ma la Roadster 800 ha anche altri spunti originali. Il motore contribuisce ad impreziosire la moto con un tripudio di cromature (fin troppe) e la fitta alettatura (finta) che simula un raffreddamento ad aria che non c’è. Un po’ più massiccia la parte anteriore, con il serbatoio alto che scende ad abbracciare parte del radiatore. Inoltre, al piano di sotto, c’è la sella, che sembra ancora più bassa di quel che in effetti è. La Roadster, però, si "sfina" verso la parte posteriore, che termina con una maniglia cromata. Per non far torto a nessuno, sono cromati anche gli scarichi, uno per lato, corti e tagliati a fetta di salame: una scelta forse un po’ troppo custom per una moto del genere. C’È DEL GREZZO Le finiture non fanno strappare i capelli, la veniciatura è di qualità, ma qualche fusione un po’ grezza è da mettere in conto. Poi, però, la Roadster sa anche offrire dei plus come la frizione a comando idraulico o le leve al manubrio regolabili. In perfetto stile classic anche la strumentazione che conta su due "orologi" e un piccolo pannello centrale che racchiude le spie essenziali; c’è tutto ciò che serve, nulla di più. Il tutto per 18.570.000 lire, un prezzo che non dà ragione alla Roadster, che in questo modo entra in concorrenza con i mostri sacri del settore. Per lei si annuncia una lotta non facile.
|
|||||||||