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Sachs 650 Roadster

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Motore monocilindrico giapponese per una moto facile e leggera, con prestazioni brillanti e una guida divertente. La Sachs Roadster 650 debutta in un mercato importante con buone carte da giocare. Prezzo e finiture, però, non vanno d'accordo.

Martedí, 12 Giugno 2001

Stefano Cordara

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COM’È Esiste una categoria di moto che forse non farà gridare al miracolo per numeri di vendita o per la qualità delle soluzioni stilistiche e tecniche ma che è comunque importante, quella delle nude economiche di media cilindrata. Moto che si propongono ai target più diversi: dal neofita che muove i primi passi nel mondo delle due ruote con cambio e frizione, al motociclista "di ritorno" che dopo anni di immobilismo torna ad interessarsi alle moto, alle ragazze che, sempre più numerose, snobbano gli scooter per muoversi con una moto vera. In questo segmento si getta anche la Sachs Roadster 650, l’altra moto "grossa" importata dalla catena Iplus, gestita da Sidauto.
Assieme alla bicilindrica Roadster 800 e alle due 125 (Roadster e XTC) la 650 completa quella che (per ora) è la gamma Sachs in Italia, in attesa che i tedeschi decidano di mettere in produzione quell’incredibile moto che è la Beast, finora gustata solo sotto forma di prototipo ai saloni invernali.

VIVA L’ARMONIA Del prototipo, invece, la Roadster 650  ha ben poco. È una moto "tranquilla", nel senso che non va alla ricerca di soluzioni tecniche clamorose o look particolarmente avvincenti. Qui si bada al sodo, contando soprattutto sul funzionamento armonico di ogni componente, dal motore, al telaio, alle sospensioni. Se poi il risultato finale porta ad avere una moto dal look piacevole è ancora meglio. La 650 Sachs in effetti non dispiace: è proporzionata, ha una linea snella ed equilibrata in cui compaiono evidenti tutte le tracce di una moto tradizionale, ma anche qualche pecca nelle finiture che a tratti lasciano trasparire qualche scelta in economia. Come, ad esempio, nella strumentazione, un po’ troppo "cecoslovacca" nel look. È la stessa che trovavamo sulle moto economiche tedesche di una decina di anni fa.

MOTORE JAP Per il motore ancora una volta i tedeschi si sono rivolti al megastore Suzuki che ben volentieri ha ceduto alla Roadster il suo monocilindrico 650 raffreddato ad aria e olio. Si tratta della stessa unità che già lavora sulla entrofuoristrada Freewind e che ben si accorda allo spirito della nuda Sachs. Quattro valvole, un contralbero e un carattere grintoso fanno di questo mono a carburatore uno dei motori più brillanti tuttora in circolazione. Sebbene il progetto non sia più freschissimo la potenza dichiarata (50 cavalli a 6750 giri) è ancora al top per questo tipo di motorizzazioni.

TRADIZIONE Nessuna sofisticazione abbiamo detto; in effetti la ciclistica è quanto di più tradizionale si possa avere. Un robusto telaio a doppia culla in acciaio, una tranquilla coppia di ammortizzatori posteriori regolabili nel precarico, una canonica forcella teleidraulica con steli da 41 mm. Poi, però si nota un guizzo di inattesa sportività nel reparto frenante davvero ben dimensionato. Il discone flottante da 320 mm all’avantreno promette staccate da gara, quello posteriore di essere un fido aiutante nelle frenate più impegnative. Entrambi sono lavorati da pinze Grimeca, l’anteriore curiosamente verniciata in rosso fuoco.

CERCHI LARGHI Come la sorellona 800 anche la 650 utilizza cerchi a raggi con canale d’alluminio generosamente dimensionato (in particolare l’anteriore) che conferisce alla roadster un aspetto classic sport. Viste le prestazioni in gioco è da considerarsi generosa anche la gommatura 120/70-17 all’anteriore 160/70-17 al posteriore sono sezioni che siamo abituati a trovare su moto di velocità e peso ben superiori.

SUPERLIGHT A proposito di peso, la Roadster vince l’oscar della leggerezza denunciando solo 154 kg, un peso piuma, considerato che ormai persino gli scooter pesano di più. Colpa di tutta la plastica che si portano addosso, vien da dire, mentre qui l’unica plastica ammessa è quella degli accessori di cui la Roadster si può rivestire. Parabrezza, borse laterali (in tinta con la moto) possono trasformare la Sachs da roadster a tourer e i globe trotter su due ruote troveranno conforto non solo dai consumi ridotti che il mono Suzuki garantisce, ma anche dalla capienza del serbatoio: venti chilometri con un litro per 20 litri fanno quattrocento chilometri di bella guida prima di fermarsi a rifornire. Ce n’è d’avanzo anche per le natiche più allenate.

PREZZO SALATO Purtroppo, il prezzo non aiuta la Sachs che entra in concorrenza con moto decisamente più economiche dei suoi 13.640.000 lire, un prezzo troppo elevato anche perché qualche avversaria può anche contare su un cilindro in più.


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