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Ducati ST2

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Finalmente un bel prezzo tondo per la nuova Ducati ST2: 20 milioni. A tutto tondo è anche la nuova moto, e il perché già il nome la dice lunga: ST2, che sta per Sport Turismo 2 valvole per cilindro (e seguirà anche la ST4, con quattro valvole, all'inizio del 1998). Cioè una moto sportiva che è anche adatta al mototurismo.

Giovedí, 10 Aprile 1997

M.A. Corniche

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COM’È È la prima volta che Ducati esce dal settore delle supersportive per dedicarsi con questo nuovo modello a motociclisti esigenti in fatto di prestazioni ma che vogliono macinare chilometri senza rischiare danni permanenti alla colonna vertebrale. Una moto sportiva ma anche una moto per viaggiare.

PIU' SPORT CHE TURISMO La ST2 mantiene infatti la filosofia Ducati, rimanendo comunque più S che T, ma offrendo una maggiore protezione aerodinamica, una ergonomia di guida più umana, lo spazio comodo per il passeggero e la possibilità di montare borse laterali. Borse laterali e pieghe in genere non vanno tanto d'accordo: per la ST2 i progettisti Ducati hanno pensato a terminali di scarico regolabili, con la possibilità di alzare le due marmitte quando si desidera piegare al limite e di spostarle più in basso quando si montano le borse. Le borse possono contenere un casco ciascuna e sono vendute separatamente.

STILE SPORTIVO Alcuni vorrebbero che tutte le Ducati somigliassero alla Monster o alla supersportiva 916 e lamentano per la ST2 una personalità poco marcata. In realtà la ST2 è una bella moto, disegnata da Gallizzi, la stessa matita della Monster. Ha una carena compatta che non nasconde i tubi del telaio: viti a vista, un bel faro a parabola sdoppiata e una griglietta sotto il faro sottolineano l'aspetto sportivo. Gli specchi, regolabili muovendo soltanto il vetro, sono asferici (allargano cioè la visuale di più verso l'esterno): una prima motociclistica. Aggressivo è poi il disegno del serbatoio, nervoso e tormentato da incavi ergonomici. La coda, invece, convince meno: riuscita nel dettaglio (serratura a parte) sembra un poco appiccicata nella vista d'insieme.

BEN STUDIATO E' CRUSCOTTINO, con il contagiri in primo piano, il tachimetro con contachilometri anche parziale, un piccolo satellite per le spie di controllo e un grande visore a cristalli liquidi che indica contemporaneamente la temperatura del liquido di raffreddamento, il livello del serbatoio e l'ora.

NUOVA GRAFICA Il colore che le dona di più è l'argento metallizzato, mentre il rosso e il nero ne appiattiscono le forme. La ST2 terrà a battesimo anche la nuova immagine grafica della Ducati, studiata da Max Vignelli, guru del design, che ha pensato per l'occasione una immagine molto fredda, poco emozionale, con scritte semplici per le moto e un marchietto con una D bianca su un tondo nero che ricorda il marchio Dunlop.

IL MOTORE Cuore della ST2 è l'immancabile motore bicilindrico a V di 90, con cilindrata di 944cc e distribuzione desmodromica monoalbero a camme in testa e due valvole per cilindro. Raffreddato a liquido, eroga 83 cavalli a 8.500 giri, con una coppia massima di 9 kgm a 6.000 giri. All'alimentazione provvede un impianto multipoint Marelli. Il gioiellone desmodromico è racchiuso in un bel telaio a traliccio a gabbia superiore in tubi in acciaio ALS 450.

LA CICLISTICA Per la ciclistica adotta un forcellone con ammortizzatore da 65mm e corsa 148mm per il posteriore e forcella Showa a canne rovesciate con steli da 43mm all'anteriore con corsa 130mm. Ammortizzatore e steli sono regolabili in estensione, compressione e precarico della molla. Per frenare i suoi 212kg anche alla velocità massima di 225 km/h, la ST2 fa affidamento su due dischi 320mm all'anteriore e di un disco da 245mm al posteriore. I cerchi sono da 17 pollici in lega leggera, con parastrappi il posteriore.


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